La pace del cuore

Pace, amorevolezza e guarigione del cuore

Comprendo che sono un essere meraviglioso lascio la paura, libero il respiro, rendo spontanea l’azione.. sciolgo il cuore.

È possibile per l’essere umano divenire un portatore di pace.
È possibile trasformare se stessi profondamente, raggiungere le proprie cellule, cambiare il proprio assetto energetico superando la resistenza agli opposti
Permettere alla vita di esistere per quello che è significa permettere la pace.
Essere trasformati nel corpo significa portare la pace.
Siamo la pietra angolare della pace.
Dalla responsabilità del nostro essere uomini parte tutto.
A nulla valgono le Idee da sole.
La possibilità della pace risiede in noi: è quello che creiamo agendo la pace, risuonando la pace, mostrando la pace. Ogni molecola dell’Universo se viene compresa e accolta, può diventare armonica e radiosa, così, semplicemente, ogni azione può produrre pace.

Il pacifico gesto e la pacifica parola implicano una comprensione: La pace è il risultato dell’alchimia degli opposti.

L’essere umano è impastato di ogni elemento esistente e agisce in modo autentico se comprende che è un essere meraviglioso, che tutto di sé deve usare e nulla di sé cancellare; che possiede la capacità, semmai, di trasformare usando tutto quello che ha.

Questa trasformazione conduce naturalmente verso nuove comprensioni ed evoluzioni di coscienza che lasciano libero il cuore dalla paura.

La paura è un labirinto senza uscita, fatto di pensieri sempre uguali, di certezze monolitiche.
La paura interrompe ogni comunicazione, interrompe il sentire; produce giudizio, impedimento, cisti di dolore.

Più ci accogliamo con amorevolezza e più lasciamo che la nostra pace prenda spazio.
L’amorevolezza è la soluzione di confine tra l’amore e la consapevolezza: accoglie, trasforma, ascolta, aspetta, ha tutto il tempo e dà tutto il tempo.

La pace del cuore non è il risultato di un allontanamento di quello che ci crea contraddizione, o uno stato di inerzia, ne’ una specie di lobotomia di una parte di noi che definiamo negativa: il bene e il male non esistono come campi assoluti dell’agire o campi energetici separati.

La nostra sacra struttura si muove tra terra e celo e il primo passo verso la pace è non negare di cosa siamo fatti, non fermarci su un aspetto, ma cogliere tutto, non gestire la vita partendo da un conflitto ma usando il caos come materiale vitale.

Se il conflitto non è più il monolite accentratore di ogni questione da risolvere, ma lo lasciamo mescolare al silenzio del cuore, permettiamo che questo agisca al meglio in noi e fuori di noi.
Tutto danza insieme coerentemente, anche quello che crediamo inutile, sta a noi avere lo sguardo puro e libero per avere la visione completa!

È pensiero comune che la negazione di quello che riteniamo disturbante contribuisca a migliorarci. In realtà mettiamo in un luogo oscuro parti di noi e queste parti continuano ad agire e a crescere. Questi sono i semi che generano e richiamano violenza.

Così invece di usare quello che si agita in noi e fuori da noi come un arsenale di potenza e conoscenza, spesso decidiamo di eliminare, dimenticare, plastificare: ricerchiamo una sterilità del cuore che ci garantisca l’eterna gioia, l’eterna assenza di cambiamenti, scambiando questo per pace.

Correggersi, limitare, evitare o separare non facilita la pace del cuore, anzi la blocca.

Il cuore ha bisogno di tutto: è inesorabilmente posto nel crocevia del nostro corpo tra le energie animali e le energie mentali e spirituali dell’uomo. É inoltre la parte di noi connessa con la nostra fonte originaria per questo la sua capacità intuitiva lo rende il decisore fondamentale che conosce l’alchimia degli opposti, che sa come equalizzare le nostre azioni, riannodando i fili delle emozioni con la mente, lo spirito, il corpo e fondandole sull’energia germinatrice, genitrice universale.

Ha bisogno di poter agire in bilico tra terra e celo nel silenzio vibrante della Coscienza prima della creazione.
La pace deriva da un cambiamento, si potrebbe anche definire una guarigione, che parte dal centro del nostro sacro essere: dal nostro cuore.

Questa guarigione permette che la sede della profonda comprensione agisca finalmente in modo armonioso, come concreto generatore di pace, come modificatore dei semi stessi dell’agire in noi e in quello che vive e si muove insieme a noi

Restituire al cuore la centralità che merita ci permette di essere nella vita e di coglierne la vena autentica, di parlare con una persona e di ascoltarne il respiro autentico; ci fa trovare il gesto spontaneo privo di automatismi e sovrastrutture egoiche.

Dal gesto spontaneo inizia la pace perché parte dalla nostra intima relazione con l’altro, sul terreno condiviso di una matrice comune.

La pace in noi arriva dopo l’accoglienza di tutto quello che ci appartiene nel qui e nell’ora. Il libero fluire permette che accada qualcosa nel nostro cuore, qualcosa che si potrebbe chiamare una “cumprensione".

Quando agiamo la vita nella pace del cuore, in questo stato interiore, la forma di chi ci sta intorno e poi la forma del nostro quartiere, della nostra città e così all’infinito cambiano per “simpatia”!
Il principio della “simpatia” o della risonanza è una legge naturale: è la naturale capacità di attrazione reciproca tra le cose e le persone. Sunpasko in greco antico significava consento: sun significa “insieme”, pasko significa “sentire”.

Si tratta di una comunicazione molto profonda che da inizio ad un movimento verso e per l’altro.
Uno stato pacificato permette questa comunicazione speciale, che attiva una risposta armonica tra gli esseri viventi e tra le cose.
Permette di comprendere e di agire l’uno per l’altro da cuore a cuore, di abbandonare le proprie posizioni immobili, gli antichi dolori, i vecchi codici vivendo in una continua trasformazione creativa.

Per trovare un terreno comune occorre lasciar passare e passare. Lasciare che il corpo si trasformi, che sia pronto per nuove comprensioni, e questo fa paura. Ma il nostro confine non può avere sempre la stessa misura, è importante capire che questo lasciare che accada permette una visione nuova: le vecchie necessità non ci apparterranno più perché siamo andati in un altro luogo.
È decisivo abbandonare la paura e lasciare che il cuore si sciolga: il motore della pace non ha carburante se non così.
Per “simpatia” quello che io faccio, penso, dico si estende e viene accolto all’infinito e modifica, accresce, decresce.
La pace del cuore è il primo passo per agire nella pace ed incominciare a dialogare “simpaticamente” con l’Universo intero.

Se apro il mio cuore uso lo strumento principale che ho per comprendere: tutto mi parla, posso capire ed interagire in modo coerente.
Apro la strada alla mia voce più autentica, alla possibilità di creare una assonanza con gli altri.
Ogni elemento visibile e non visibile proviene dalla stessa fonte energetica. La fisica moderna sta scoprendo la base scientifica di questo principio che lo yoga applica da secoli: la nostra composizione primaria è comune, uguale per tutto e tutti ed è fatta di qualcosa che possiamo descrivere come luce.

Provate ad immaginare onde di luce che incominciano a muoversi insieme, a condividere un linguaggio intuitivo, a capirsi e a cambiare insieme.

La pace è in ogni azione che permette di essere e di agire aderendo al naturale andamento dell’ Universo.
È necessario comprendere che tutto è fatto di una sostanza che oggi definiamo come ombra e luce, in modo indissolubile e che ci viene incontro richiamato dalle nostre azioni e dai nostri pensieri.

Cogliere anche l’ombra aiuta ad espandere il sé universale: chi si abbandona a questo evento diventa un passaggio per la conoscenza infinita e uno strumento di pace.

Noi creature fatte di infinito stiamo cercando, come dice il Maestro Yogi Bhajan, “non di vivere le une nelle altre, ne’ le une con le altre, ma le une per le altre”.

sat kirn kaur