Quando ci riuniamo in cerchio cantiamo un mantra molto semplice e agiamo un linguaggio antico che è quello delle mani: le mudra.
Questi tre elementi, il mantra le mudra e il cerchio, creano in noi una condizione speciale che ci mette in comunicazione con tutto il nostro essere. Attraverso il suono e le parole e il movimento delle mani, creiamo le condizioni per parlare al nostro cuore. Pacifichiamo per primi noi e poi portiamo la pace fuori per tutti e tutto.
Ci sediamo in cerchio per meditare e la meditazione è molto dolce e intensa facile da imparare.
Porteremo con noi la candela fusa proprio per la carovana, sempre la stessa, testimone di ogni cerchio di pace. Si scioglierà come tutto quello che ci divide, che ci giudica, che non ci permette di avere fiducia, di perdonarci, di essere pazienti, di aprirci alla grazia di una parola gentile.
Si scioglierà fino a scomparire lasciando spazio e silenzio e pace nel cuore.
Ogni cosa esistente nell’universo conosciuto e sconosciuto è la materializzazione di un seme unico, ogni cosa ha un nome naturale primario una vibrazione solo sua.
Il mantra riporta in un luogo comune in una memoria comune. E’ l’energia potenziale che si è resa suono, vive come suono. Cantare un mantra aiuta a ritrovarla a ricordarsi la propria dimensione. Siamo sistemi complessi che possono ricordare la loro origine comune, i loro semi naturali, i loro nomi naturali.
Ritrovare l’autenticità del proprio essere è una prima fonte di pacificazione; il mantra che portiamo con la carovana ci aiuta a trovare proprio questa spontaneità, il semplice essere, la semplice espressione.
La parola mantra ha in man lo stesso suffisso della parola uomo. Man letteralmente significa “pensare” e il pensiero per la dottrina indiana è energia, potenza attiva. L’uomo è per sua natura un essere che pensa e che ha la facoltà di dirigere la mente verso un pensiero e quindi di interferire con un’energia nell’andamento delle cose.
Il suffisso Tra è usato per dare a man l’accezione di strumento. Il Mantra è lo strumento puro attraverso il quale l’uomo ritrova una connessione tra il suono e il suo creatore. Uno strumento per la mente. Si tratta di una potenza originaria espressa in suono. Non possiamo dare al mantra una qualità di buono o cattivo perché esso rappresenta l’infinita coscienza; possiamo però dire che la pratica dello yoga tantrico canalizza il mantra verso un uso che risveglia la coscienza umana e che parla al cuore.
Il suono mantrico è in grado di armonizzare e tranquillizzare ogni essere rispettandone la personalità, non condizionando ma anzi facendo fiorire le capacità di ognuno in modo che risuoni col tutto e agisca in piena coerenza.
La parola Mudra significa sigillo. Le mani prendono una forma che esprime un simbolo: ad esempio le mani giunte rappresentano l’unione degli opposti oppure devozione e rispetto. Come per il suono il gesto può essere una comunicazione che diamo a noi stessi e che arriva al cervello con grande immediatezza. L’uso delle mudra in campo yogico è articolato: si assume una forma con le mani o con il corpo che sigilla l’energia e la fa muovere in zone precise del corpo. Si usa il gesto nelle meditazioni unito al mantra per contattare precise zone di coscienza e riequilibrarle o sincronizzarle.
E’ la forma che permette la prima pacificazione perché ognuno di noi può guardarsi e sentirsi uguale all’altro. Quello che passa è costante e continuo per questo il cerchio permette l’incontro e spinge a superare la necessità del misurarsi in base alla specificità del proprio ruolo. L’unico ruolo è “essere persone”: siamo tutti sullo stesso piano ed è facile capire che se si accetta di sedersi insieme in una dimensione che azzera il personaggio e da spazio alla persona, già il primo passo è fatto! Ci si sente liberi di esprimersi non in relazione a delle aspettative, ad una specie di gioco di ruolo. Si scioglie lo sguardo si usano canoni nuovi per guardare il nostro vicino si cerca altro: quello che ci insegna quello che risuona da lui. Nel cerchio la coscienza scorre infinita e permette l’inter-essere che è la nuova dimensione verso la quale stiamo navigando e che ci auspichiamo e intuiamo sarà la nostra evoluzione. Infine nel cerchio inciso sulla candela è fuso un quadrato che permette il “superamento” con il suo angolo retto come un gradino che porta nel cerchio successivo di coscienza.
È stata fusa in uno stampo creato proprio per la Carovanadellapace. Segue ogni meditazione, testimone di tutti i cerchi di pace passati. La candela si scioglie come il nostro cuore lasciando spazio per il nostro respiro e la nostra pace. Infine nel cerchio inciso sulla candela è fuso un quadrato che permette il “superamento” con il suo angolo retto come un gradino che porta nel cerchio successivo di coscienza. Questa frase è incisa sulla candela.
È l’osservazione consapevole, diversa dalla concentrazione, come comunemente si pensa. È essere autenticamente svegli alla vita. Nel particolare la meditazione sul cuore non è immaginazione, una fantasia sul nostro cuore che espande luce, non è un film che la nostra mente deve proiettare: meditare non è immaginare. Meditare permette di essere concreti nella vita più di quanto non lo si sia mai stati; veri, autentici. La fonte dell’amore è dentro di noi, durante la meditazione si tocca questo. Si pratica l’osservazione di quello che passa e non ci identifichiamo con le sensazioni, non si negano ma gli si da il giusto posto, allora diveniamo vasti e puri. “Noi siamo e non siamo nello stesso tempo” (yogi Bhajan, il tocco del Maestro).